Associated Incidents
Almeno dieci grandi imprenditori contattati. Tre denunce. Due bonifici andati a buon fine, entrambi legati al nome dello storico presidente dell'Inter Massimo Moratti. Si allarga l'inchiesta sulla banda che spacciandosi per il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha cercato di ingannare (in un caso riuscendoci) nomi dell'economia, dell'industria e della moda con la scusa di chiedere un contributo per liberare italiani rapiti all'estero.
La procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per truffa aggravata, affidato al pm Giovanni Tarzia che coordina il lavoro dei carabinieri. Oltre a quella di Moratti, si sono aggiunte le denunce della famiglia Aleotti (gruppo Menarini) e Beretta, proprietaria della multinazionale produttrice di armi. I tentativi di agganciare i vertici sono falliti. I truffatori avrebbero cercato di raggirare altri vip: Giorgio Armani, Marco Tronchetti Provera, Patrizio Bertelli, le famiglie Caltagirone e Del Vecchio. Le denunce hanno un filo conduttore: la richiesta di una collaborazione per liberare connazionali rapiti, giornalisti imprigionati in Iran o in Siria. Uno stratagemma che arriva a poche settimane dal caso di Cecilia Sala. "La Repubblica chiede un suo aiuto e le sarà riconoscente -- il tenore delle conversazioni -. Restituiremo tutto attraverso la Banca d'Italia".
L'intenzione dei truffatori era quella di far contattare l'imprenditore, o la sua segreteria, dal fantomatico staff del ministro. Poi sarebbe intervenuto il finto Crosetto in persona. In campo anche un presunto generale. Questo il modus operandi che sarebbe stato usato con Moratti. Lo stesso Crosetto, nella sua denuncia su "X", ha raccontato la genesi di questa "assurda vicenda" che ha coinvolto, tra martedì e giovedì, almeno cinque imprenditori, uno dei quali avrebbe parlato proprio con il finto ministro. Si punta a ricostruire l'identikit della banda, composta da diversi professionisti.
Alcuni esperti in materia parlano delle strategie che possono aver usato. La prima è lo "spoofing telefonico". Si può riassumere così: la persona da ingannare riceve una telefonata da un amico. Ma il numero dell'amico, in realtà, è un fake, una maschera, magari collegata a un server estero. Le indagini sul finto Crosetto hanno permesso finora di ricostruire più punti dai quali è passato il segnale per la truffa. In Italia e non solo.
Chi indaga parla di sistemi capaci di rendere "anonima" l'origine delle chiamate. C'è chi cita inoltre tecniche di "social engineering", la capacità di costruire racconti convincenti, verosimili. Come in questo caso, con la storia dei giornalisti rapiti. Telefonate e mail per costruire un castello di menzogne convincente. Lo stesso Moratti è stato bersagliato di telefonate anche nei giorni successivi alla denuncia, con altre richieste, fallite, di versamenti. Gli investigatori potrebbero chiedere agli imprenditori coinvolti un aiuto per ricostruire la vicenda.
Visto che, come ha raccontato il ministro, c'è chi al telefono si è spacciato per lui, non viene del tutto escluso l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per riprodurre la sua voce. S'indaga anche su questo anche se più fonti spiegano a Repubblica che oggi l'ipotesi non è prevalente. L'approccio telefonico, per quanto studiato, è apparso a tratti grossolano. E tra i vip contattati, c'è chi ha capito in tempo che l'altra voce non era del ministro ma di uno sconosciuto. Prosegue il lavoro per cercare di congelare i soldi -- un milione di euro -- rubati dalla banda della grande truffa, e finiti nei conti di banche straniere.